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IL PRIMO PROBLEMA DEI MARITTIMI ITALIANI SONO I MARITTIMI ITALIANI

: E’ proprio cosi i marittimi sono il problema di loro stessi. Se si ha occasione di parlare con un individuo appartenete alla categoria potrebbe capitare di sentire la frase “i marittimi italiani non si meritano nulla”. Niente di più vero. Come è possibile che le persone, grazie alle quali viene garantito un servizio di trasporto worldwide h24, che movimenta il 90 % delle merci del mondo, non abbiano mai alzato la voce come i dipendenti di aziende come l’alitalia, l’ilva o la fiat? Nei loro confronti lo stato Italiano ha esercitato una costante violazione dei principali diritti democratici. Ma al posto di combattere per tematiche come il mancato diritto di voto, il mancato diritto alla vaccinazione prioritaria da covid 19, l’indennità amianto e una regolarizzazione dei contratti di lavoro ci si è mossi per avere il tovagliolo a tavola, il pollo nel menù del giovedi’ e l’antipasto in quello della domenica. Sono state fatte le battaglie sbagliate insomma. Eppure oggi far sentire la propria voce non è poi cosi difficile, viviamo nell’era dei social network e delle video-call. Nel 1959 nonostante non ci fosse tutta questa tecnologia i marittimi fecero qualcosa di inimmaginabile a livello di coordinamento, ricevendo la totale solidarietà delle più importanti sigle sindacali estere del tempo ( i potenti sindacati portuali di New York ad esempio). I marittimi italiani rappresentano una classe di lavoratori che non è mai riuscita ad interagire nè con gli armatori ( i datori di lavoro), nè con i sindacati e tantomeno con la classe politica, una  categoria quindi che è la massima espressione di mancanza di organizzazione e di considerazione specialmente verso se stessa. “Armiamoci e partite” è stata la classica mentalità dei nostri equipaggi che  negli ultimi decenni  si sono visti togliere privilegi e premi economici senza fiatare, nascondendosi dietro a delle banali scuse come l’inefficienza dei sindacati o del governo di turno, un “tutti contro tutti`” insomma. E` chiaro come oggi sia necessaria più che mai una presa di coscienza da parte di tutti,  dal Comandante al mozzo, Dal Direttore di macchina al motorista sul fatto che questa professione sia di vitale importanza e di conseguenza meriti la giusta attenzione da parte dello stato. Spesso ci si chiede come sia stato possibile che decine di migliaia di marittimi italiani del passato non siano mai riusciti a riunirsi sotto un’unica bandiera, ad avere una sola voce, ad avere validi rappresentanti. Le nuove generazioni di ufficiali sono chiamate a portare avanti battaglie che le vecchie generazioni non sono più in grado di combattere (la totalità delle persone più anziane di servizio ha perso ormai la speranza di un vero cambiamento). Ovviamente per ottenere risultati sarà indispensabile compattezza, organizzazione, competenza, disciplina, rappresentanza e leadership. Quest’ultima risulta essere un fattore determinante per la il raggiungimento di una qualsiasi obiettivo.

Una risposta a “IL PRIMO PROBLEMA DEI MARITTIMI ITALIANI SONO I MARITTIMI ITALIANI”

  1. Lo scrivente è un ex marittimo ed ex funzionario di un organismo riconosciuto, pertanto mi permetto di esprimere il mio personale parere.
    Condivido parzialmente e non pienamente il contenuto dell’articolo poiché il contesto citato 1959 è fuori luogo, allora c’era lo spirito di sacrificio e il bisogno ma in primis…….. la fame, spesso si pagava anche per imbarcare (Piazza Banchi docet)!
    Oggi con la globalizzazione tutto è mutato, nel tempo spariranno gli ultimi moicani (leggasi i marittimi italiani) e forse rimarranno coloro i quali hanno la fortuna di esercire sui mezzi marittimi locali e pochi altri sul costiero italiano (io da mai raccomandato ho fatto sempre il lungo corso e per anni non ho visto l’Europa! Periodo 1972-1992).
    Noi siamo stati la crema dei marittimi e con alta professionalità (allora i corsi non esistevano, oggi…li regalano!) come gli inglesi, francesi, norvegesi, giapponesi, greci, coreani, jugoslavi e pochi altri eletti, abbiamo toccato l’apice negli anni ’60 e ’70 poi inesorabilmente…..il declino e siamo stati soppiantati nel campo internazionale da marittimi del 3^ mondo (principalmente filippini, indiani, ucraini, etc..) ed anche inferiori per provenienza dovuto al fatto che il doppio registro ha dato il colpo di grazia a partire dal 1997 e con la complicità degli addetti (armatori, bandiera, sindacati).
    Cambiando lavoro, negli ultimi tempi ho trovato a bordo equipaggi impensabili, quali costaricani, egiziani, pakistani, birmani, indonesiani, vietnamiti e persino equipaggi provenienti dalle Isole Kiribati e dalle Isole Far Oer!
    Purtroppo, il destino dei marittimi italiani è segnato, abbiamo fatto la storia ma anche il nostro tempo come in altre attività terrestri (pastorizia, agricoltura, ristorazione, conceria, servizi assistenza anziani, etc.) siamo stati soppiantati……ci siamo imborghesiti!

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